Diritto penale dell'ambiente

Traffico organizzato di rifiuti, discarica abusiva e omessa segnalazione di sospetto inquinamento: vecchio e nuovo nel contrasto ai reati ambientali (Trib. Brindisi, 6 ottobre 2016, dep.  5 novembre 2018, n. 2115/16)

Trib. Brindisi, 6 ottobre 2016, dep. 5 novembre 2018, n. 2115/16 *** *** *** Oggetto del provvedimento. Con la sentenza in commento il Tribunale di Brindisi si è pronunciato su di una complessa vicenda di conferimenti presso due impianti di recupero di rifiuti. Secondo l’accusa vari conferitori, d’intesa con taluni intermediari e con i gestori dei due siti di ricezione, avrebbero realizzato un traffico organizzato di rifiuti (art. 260 d.lgs. n. 152/2006, ora art. 452-q uaterdecies c.p.), consistente in attività di gestione di rifiuti anche pericolosi (trasporto, stoccaggio, smaltimento...

La prima sentenza di merito sul nuovo delitto di inquinamento ambientale (G.U.P. Verbania, sent. 21 feb 2018)

Il provvedimento in commento si distingue per essere il primo (di cui si ha notizia) che si pronuncia in merito al delitto di inquinamento ambientale (art. 452 bis c.p.) a seguito della sua entrata in vigore. Di seguito le questioni principali affrontate in motivazione: il significato del concetto di “abusivamente; la nozione di “compromissione o deterioramento significativi”; insufficienza dello sforamento lieve di un unico parametro; natura di danno del nuovo delitto; prova della causalità rispetto a moria di pesci; insufficienza di una generica possibilità di correlazione causale tra condotta inquinante e moria di pesci.

Sulla distinzione tra rifiuti assimilabili agli urbani e rifiuti speciali: un caso limite (Tribunale di Verbania, sentenze 27 gennaio 2017 e 5 aprile 2017)

Assimilabilità di taluni rifiuti speciali ai rifiuti domestici; criteri distintivi rispetto ai rifiuti speciali e loro rilevanza rispetto al reato di gestione abusiva di rifiuti Illeciti amministrativi di cui agli artt. 190, comma 1, e 258, comma 1, D.Lgs. n. 152/2006 Illegittimità del procedimento amministrativo in caso di inottemperanza agli obblighi procedurali di cui all’art. 15, L. n. 689 del 1981 in materia di accertamenti mediante analisi di campioni Competenza dei Comuni in materia ambientale ex art. 198 D.Lgs. n. 152/2006

La vicenda Tamoil: l’avvelenamento di falde acquifere ed il c.d. disastro ambientale – C. Ass. App. Brescia, 20 giugno 2016 (dep. 6 settembre 2016), n. 8

La sentenza qui in commento si occupa di un caso di grave ed estesa contaminazione della falda acquifera superficiale ed intermedia, dovuta alla dispersione nel sottosuolo di idrocarburi e metalli pesanti riconducibili all’attività di una raffineria petrolifera. Il merito della vicenda può sinteticamente così riassumersi. Esclusa l’ipotesi di un’origine storica dell’inquinamento – tesi giudicata infondata in fatto e parimenti irrilevante in punto di diritto ex art. 41, comma 1, C.p. – la causa dello stesso veniva pacificamente individuata nello stato di ammaloramento della rete fognaria della raffineria. La presentazione di un piano di caratterizzazione (aprile 2001), a sua volta, veniva intesa quale dimostrazione della piena consapevolezza, da parte dei vertici aziendali, degli sversamenti in atto e costituiva, pertanto, il presupposto per due ordini di contestazioni: da una parte, aver cagionato l’avvelenamento delle acque sotterranee per aver omesso/ritardato il risanamento delle condutture, nonché il controllo della migrazione degli inquinanti verso le aree limitrofe; dall’altra, non aver adempiuto al conseguente obbligo di bonifica. L’originario impianto accusatorio subiva, tuttavia, un notevole ridimensionamento già per mano del GUP avanti il quale veniva celebrato il rito abbreviato condizionato: l’accusa (rivolta a tutti gli imputati) di avvelenamento doloso (art. 439 c.p.) veniva, infatti, derubricata a disastro, con assorbimento in questo dell’evento di pericolo ambientale inizialmente fatto oggetto di autonomo capo di imputazione. Di conseguenza, dei cinque dirigenti rinviati a giudizio: due venivano condannati per disastro doloso (art. 434, comma 2, c.p.); altri due per disastro colposo (art. 449 c.p.); uno veniva assolto da tutti i reati e le contravvenzioni a lui contestate. La Corte di Assise di Appello, dal canto suo, condannava solo uno dei suddetti imputati, riqualificando però il fatto di reato di disastro doloso a lui ascritto in disastro colposo, aggravato ex art. 61 n. 3 c.p.. Gli altri dirigenti venivano invece assolti sia dalle accuse di disastro, che dalla contestata contravvenzione di cui all’art. 257 del T.U. Ambiente. Tanto premesso, i profili giuridici di maggior interesse nella sentenza in commento attengono, quindi, a: definizione del fatto tipico del delitto di avvelenamento di acque o di sostanze alimentari (art. 439 c.p.), quale reato di pericolo concreto; riconducibilità entro l’ipotesi di disastro c.d. innominato dei casi di grave compromissione delle matrici ambientali riconducibili ad attività industriali; ricostruzione del dolo richiesto dalla fattispecie di cui all’art. 434 c.p.; imputazione colposa di un disastro verifica della continuità normativa tra l’art. 51 bis del Decreto Ronchi (D. Lgs. n. 22/1997) e l’art. 257 del T.U. Ambiente (D. Lgs. n. 152/2006).

Configurabilità del reato di discarica abusiva in presenza di terre e rocce da scavo (Trib. Mi, sent. 28 febbraio 2017 n. 2123)

Tribunale di Milano, Sez. IV, sent. 28 febbraio 2017, n. 2123 *** *** *** Oggetto del provvedimento Contestazione di discarica abusiva (e connessi reati paesaggistici) realizzata attraverso il deposito di terre da scavo provenienti da cantieri edili e di bonifica ed impiegate nell’ambito di una bonifica agraria. Nel provvedimento sono trattate le questioni giuridiche relative alla normativa in materia di terre e rocce da scavo, con particolare riguardo al contenuto di materiali antropici consentito dalle disposizioni regolamentari succedutesi nel tempo *** *** *** Contenuto del provvedimento...

Concetto di compromissione delle acque nel nuovo delitto di inquinamento ambientale (Tribunale del Riesame di La Spezia, ordinanza del 22 gennaio 2016)

- nozione di compromissione delle acque; necessità della tendenziale irrimediabilità della contaminazione; - abusività della condotta come violazione di legge o inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione; - misurabilità del danno come oggettiva possibilità di quantificare la compromissione o il deterioramento.

Natura permanente o meno del reato di deposito incontrollato di rifiuti (Tribunale di Bologna, sent. 12 luglio 2016)

La sentenza affronta principalmente tre temi: - reato di deposito incontrollato di rifiuti: momento consumativo, natura permanente o meno e decorrenza dei termini di prescrizione; - reato di omessa bonifica: requisiti costitutivi dell’art. 257 d.lgs. n. 152/2006, sufficienza del superamento delle CSC; - responsabilità dell’ente da reato ex art. 25undecies d.lgs. n. 231/2001, criteri di commisurazione della sanzione.

L’imprevedibilità come elemento escludente l’addebito colposo (Trib Mo, 08.09.2014)

La richiesta di archiviazione - ed il consequenziale provvedimento di archiviazione - si inseriscono nell'ambito di un procedimento penale che aveva visto contestare al Direttore tecnico di un impianto di trattamento di rifiuti il delitto di incendio colposo (artt. 449 e 423 c.p.), a seguito della verificazione di un incendio (c.d. fuoco covante) all’interno di un impianto di selezione di rifiuti.

Nozione di rifiuto e necessaria intenzione di disfarsene (Trib. Bo in funzione del riesame, ord. 14 marzo 2014)

L'allegata ordinanza del Tribunale della Libertà di Bologna si inserisce nell'ambito (ed a censura) di una assai articolata indagine che aveva portato ad ipotizzare la esistenza di una associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti pericolosi – soprattutto veicoli a motore, elettrodomestici ed estintori – dall'Italia verso vari Paesi Africani.