Diritto penale della sicurezza sul lavoro

Datore di lavoro e misura soggettiva della colpa: assolto l'amministratore delegato di una S.r.l. per inesigibilità del comportamento conforme alla regola cautelare; effetti favorevoli per l'ente.

Tribunale di Firenze, sez. I, 7.1.2019 *** *** *** Oggetto del provvedimento Il reato di lesioni aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro è oggetto della sentenza del Tribunale di Firenze, che, nella pur breve motivazione, affronta questioni meritevoli di approfondimento. Rilevata l’esistenza di una posizione di garanzia, la sentenza procede all’accertamento della violazione di regole cautelari da parte del datore di lavoro e, infine, prende in considerazione la misura soggettiva della colpa. Il datore di lavoro è amministratore delegato della...

Responsabilità esclusiva o concorrente del RSPP (Cassazione Penale, Sez. IV, Sentenza 1 febbraio 2018, n. 4941)

Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione - la cui designazione, per essere efficace, dev'essere compiuta tra persone dotate di specifiche conoscenze e di requisiti professionali - concorre nel reato in danno della salute dei lavoratori ascrivibile al datore di lavoro - del quale è il consulente istituzionale nell'organizzazione del sistema globale della sicurezza aziendale - qualora abbia omesso di svolgere diligentemente i propri compiti e sempre che venga dimostrata l'efficienza causale del suggerimento inadeguato o scorretto del RSPP rispetto alla condotta inosservante dei doveri cautelari tenuta dallo stesso datore di lavoro. Egli può essere anche considerato responsabile esclusivo o concorrente dell’evento.

Attività d’impresa e rilevanza penale del “mobbing”: il punto di vista del GIP di Reggio Emilia riguardo all’applicabilità del 572 c.p. ai luoghi di lavoro (GIP Reggio Emilia, ord. 11 aprile 2018)

L’ordinanza in commento si segnala per la netta posizione assunta dal Giudice per le Indagini Preliminari di Reggio Emilia riguardo alla concreta applicabilità della fattispecie di maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.) ai contesti di lavoro, pronunciata in ossequio al divieto di analogia in malam partem .

Successioni di leggi penali e caporalato. (Trib. di Brindisi, sent. 2017 n. 251)

Il provvedimento del GIP di Brindisi, assunto nell’ambito di un giudizio abbreviato, ha ad oggetto il reato di intermediazione illecita previsto dall’art. 603 bis c.p., introdotto con la legge n. 148/2011. L’ipotesi di reato era, nella versione originaria del 2011, circoscritta alla condotta di intermediazione, pertanto il processo si è svolto a carico dei c.d. caporali, mentre non ha coinvolto i datori di lavoro.

Rapporto tra il reato di c.d. "caporalato" (art. 603bis c.p.) e il reato di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.) (Corte di Assise di Lecce, sent. 13 luglio 2017)

La Corte d’Assise di Lecce, nel valutare la responsabilità penale di diversi imputati per i reati di associazione per delinquere, riduzione in schiavitù e intermediazione illecita di manodopera, estorsione, violenza privata e violazione dell’art. 12 comma 5 del d.lvo. 286/1998, attraverso la condanna, conferma l’ipotesi accusatoria, che ha evidenziato l’esistenza di una struttura criminale articolata, finalizzata al reclutamento di cittadini extracomunitari da destinare allo sfruttamento lavorativo nel settore agricolo. Tuttavia, nel valutare l’operatività dei reati-scopo e il rapporto fra le diverse fattispecie poste a tutela della personalità individuale e del patrimonio, ha ritenuto sussistente un concorso apparente di norme, per cui la fattispecie punita più gravemente, la riduzione in schiavitù, ha assorbito le altre ipotesi delittuose.

Amianto e mesotelioma pleurico: una pronuncia del Tribunale di Milano affronta la complicata vicenda dell’Enel di Turbigo (Tribunale di Milano, Sez. V, Sentenza del 25 Maggio 2015, n. 2161)

Il Tribunale di Milano ha assolto “per non aver commesso il fatto” gli ex dirigenti dell’Enel di Turbigo. Nel processo per omicidio colposo plurimo, con l’aggravante della violazione delle normative sulla sicurezza, per la morte di otto operai deceduti a causa del mesotelioma pleurico,la difesa ha dimostrato che non vi è certezza che la condotta omissiva sia stata una causa possibile dell’insorgenza delle forme tumorali o di un loro aggravamento.

Il reato di omessa esaustiva valutazione dei rischi per la sicurezza e salute dei lavoratori: una sentenza ricca di spunti (Tribunale di Verbania, sent. 21 ottobre 2016, dep. il 18 novembre 2016)

L’Autore analizza una sentenza del Tribunale di Verbania in materia di inosservanza di prescrizioni dettate dallo Spresal allo scopo di superare la contestata inadeguatezza del documento di valutazione dei rischi (DVR). Secondo la sentenza in commento non si può esigere dal datore di lavoro l’inserimento nel DVR di cautele (in materia di etichettatura di prodotti contenenti di sostanze tossiche) previste da normative non ancora entrate in vigore al momento della redazione del documento. La sentenza afferma condivisibilmente inoltre che il verbale di inosservanza delle prescrizioni deve essere notificato al datore di lavoro, non valendo la notifica ad un socio della Ditta, e che non rilevano inosservanze a prescrizioni date solo verbalmente al tecnico incarico dalla Ditta di adeguare il DVR originario, rivelatosi insufficiente.

Incertezze scientifiche ed epistemologiche in ordine al cd. effetto acceleratore delle esposizioni cumulative all’amianto. (Trib. di Rovereto, sent. n. 17 del 17.01.2013) 

Nel procedimento in esame, il Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Rovereto ha emesso sentenza di non luogo a procedere per il delitto di omicidio colposo contestato nei riguardi dei componenti del Consiglio di Amministrazione delle società R.R. Spa e R.I. Spa, imputati di aver cagionato con colpa la morte del lavoratore F.F., dipendente presso lo stabilimento di Rovereto, in quanto lo esponevano illecitamente a polveri di amianto che provocavano nello stesso l’insorgenza di un mesotelioma pleurico.

Amianto e neoplasia polmonare: insussistenza del nesso di causalità in ipotesi di incertezza nella determinazione dei livelli e della durata concreta dell’esposizione (Trib. Bo, Sent. 13 novembre 2014)

La sentenza di assoluzione riguarda il decesso per neoplasia polmonare di un dipendente di una ditta facchinaggio chiamata ad operare presso i magazzini di un’azienda che lavorava amianto. Imputati erano il datore di lavoro del lavoratore e il legale rappresentante della ditta che lavorava amianto.