Esercizio in concreto dei poteri giuridici del datore di lavoro (Trib. Fi, Sent. 17 dicembre 2015)

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Tribunale di Firenze, I sez. penale, 17 dicembre 2015, n. 4678.

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Oggetto del provvedimento

La sentenza affronta la posizione del soggetto che – pur sprovvisto di regolare investitura – eserciti in concreto i poteri giuridici del datore di lavoro.

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Contenuto del provvedimento

La sentenza in esame, dopo un’attenta sintesi dell’istruttoria dibattimentale, ricostruisce la dinamica dei fatti e condanna una dipendente perché ritenuta responsabile, nella sua qualità di datore di lavoro di fatto, del reato di lesioni colpose in danno di un lavoratore rimasto gravemente ferito durante il turno di lavoro.

Al termine del dibattimento è emerso che l’azienda era priva di un documento di valutazione dei rischi e aveva totalmente omesso di predisporre una formazione specifica ai dipendenti per l’utilizzo dei macchinari. Infatti, l’infortunio si verificava allorquando la persona offesa, dipendente della società, si avvicinava ad una macchina ondulatrice per regolarne il funzionamento, ma poiché quest’ultima era sprovvista delle griglie di protezione - prima smontate e poi mai rimontate sulla stessa - i suoi organi in movimento si agganciavano ai vestiti del dipendente, provocandogli la rottura di sette costole, il collasso di un polmone ed ustioni di terzo grado sulla testa.

Le deposizioni testimoniali hanno poi permesso di accertare che la gestione dell’impresa era “saldamente in mano alla B., socia al 49% e dipendente”, mentre l’amministratore unico e datore di lavoro della società possedeva il restante 51% delle quote, ma non era mai presente in azienda, al contrario della predetta socia, la quale “costantemente coordinava e dirigeva il lavoro degli operai addetti alle lavorazioni”.

Per tali ragioni, la sentenza ha dichiarato la dipendente colpevole del reato di cui all’art. 590, comma 2 e 3, c.p.in forza del principio di effettività, in base al quale “assume la posizione di garante colui i quale di fatto si accolla e svolge poteri del datore di lavoro, del dirigente o del preposto e che (…) la figura di dirigente presuppone l’esistenza di comportamenti ricorrenti, costanti e specifici, dai quali desumersi l’effettivo esercizio delle funzioni dirigenziali, come tali riconosciute in ambito aziendale, anche nel campo della sicurezza del lavoro con poteri decisionali a riguardo”.

Attribuendo dunque mera natura ricognitiva all’art. 299 del d.lgs. n. 81 del 2008 (Esercizio di fatto dei poteri direttivi) laddove estende la posizione di garanzia anche a colui che, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti di fatto i poteri del datore di lavoro, la sentenza si riporta a quella giurisprudenza a Sezioni Unite che sancisce il principio per cui i destinatari degli obblighi imposti dalle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro vanno individuati non già sulla carica attribuita al soggetto e sulla qualifica da questo rivestita, ma sulle funzioni in concreto esercitate.

Da ciò deriva, secondo i Giudici fiorentini, che la “clausola di equivalenza” contenuta nel d. lgs. 81 del 2008 non ha apportato alcuna modifica per quanto attiene ai criteri di imputazione della responsabilità penale in materia antinfortunistica.

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Collegamenti con altre pronunce

Cass. pen., sez. IV, 28 febbraio 2014, n. 22246; Cass. pen., sez. IV, 16 gennaio 2008, n. 13915; Cass. pen., sez. IV, 19 marzo 2012, n. 10704; Cass. pen., Sez. Un., 1 luglio 1992, n. 9874.

 

Avv. Francesco Dalaiti