Diritto penale societario e fallimentare

False comunicazioni sociali: soglie di punibilità e principio di tassatività nel diritto penale.(Brevi note sulle motivazioni della sentenza del Trib. di Rimini n. 320/18).

Nel caso oggetto di commento, gli imputati venivano accusati del delitto di cui all'articolo 416 del c.p., perché, costituendo un'organizzazione delinquenziale operante negli organi direttivi di Banca X, si associavano fra loro, allo scopo di commettere un indefinito numero di reati societari ed in particolare quello di cui all’art. 2622 (ora sanzionato dall'art. 2621, come novellato dalla L. 69/2015).

Posizione di garanzia e omesso impedimento di fatti di bancarotta fraudolenta patrimoniale (Cass. Pen., Sez. I, 22 dicembre 2017, n. 3623)

Con la pronuncia in oggetto la prima Sezione della Corte di cassazione annullava la sentenza impugnata e rinviava per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di appello di Milano, rilevando il mancato adeguamento della Corte territoriale alle indicazioni fornite dalla quinta Sezione della Cassazione nell’annullare la precedente sentenza di secondo grado. In particolare, non congruamente motivata risultava la condanna di uno dei coimputati per bancarotta distrattiva, difettando una puntuale indagine sul ruolo gestorio dallo stesso assunto.

Brevi osservazioni sull’elemento soggettivo del reato di bancarotta preferenziale (Trib. Milano, Sez. I Coll., sent. n. 6456 del 31 maggio 2018).

Trib. Milano, Sez. I Coll. – Pres. Ghinetti, sent. n. 6456/2018 R.G. Sent. (ud. 31 maggio 2018 – dep. 6 giugno 2018) *** *** *** Oggetto del provvedimento. Con la sentenza in commento, il Tribunale di Milano ha assolto il liquidatore di una s.r.l. dall’accusa di bancarotta preferenziale che gli era stata mossa con riferimento a due pagamenti – l’uno di circa 50 mila Euro in favore di un Istituto bancario e l’altro, di importo ben più modesto, nei confronti di una s.a.s. – i quali, secondo l’iniziale impostazione della Procura, sarebbero stati effettuati «allo scopo di favorire dette società...

La pronuncia della Corte d’Appello di Bologna sul fallimento Coop.Costruttori: importanti conferme e alcune precisazioni in materia di bancarotta impropria.

La sentenza in commento rappresenta la conclusione di un iter processuale estremamente complesso (si rinvengono interessanti riflessioni conclusive sull’inflazione del processo penale al § 16 della sentenza commentata), che offrirebbe diversi spunti di estremo interesse anche solo in prospettiva puramente processuale (si cercherà quantomeno di indicare nelle note quelli strettamente connessi alle questioni di diritto sostanziale qui riprese, per non appesantire il discorso). Il presente commento si propone però di mettere in luce i temi più rilevanti per quanto riguarda il diritto penale sostanziale: la vicenda del fallimento della Cooperativa Costruttori qui esaminata, ne offre moltissimi, i particolare in riferimento allo spettro applicativo della bancarotta impropria ex art. 223 l. fall.

Brevi osservazioni su una recente sentenza del Tribunale di Ancona in tema di corruzione tra privati (Trib. Ancona, sent. 24 gennaio 2018)

La sentenza che si commenta, resa dal Tribunale di Ancona in composizione collegiale, rappresenta il primo step giudiziario di una complessa vicenda in tema di reati societari attribuiti al direttore generale pro tempore di un istituto bancario. La pronuncia presenta indubbi e plurimi profili di interesse, muovendo anzitutto dal delitto oggetto di dibattimento: l’art. 2635 c.c., introdotto sotto forma di « infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità » con la riforma dei reati societari nel 2002 ed ‘evolutosi’ in « corruzione tra privati » con la l. 190/2012.

Le operazioni infragruppo e la loro rilevanza nella condotta distrattiva del reato di bancarotta fraudolenta. (Tribunale di Bologna, Sez. I, 23.01.2018, n. 289).

Con la sentenza in commento il Tribunale di Bologna ha affrontato il controverso tema della rilevanza distrattiva delle operazioni infragruppo compiute dalla società controllante, poi fallita, a mezzo di atti di disposizione di beni, o comunque di trasferimento di risorse, avvenute senza una adeguata contropartita (i c.d. vantaggi compensativi) e che, successivamente, hanno determinato in concreto una lesione degli interessi patrimoniali dei creditori della società impoverita da tali operazioni.

Bancarotta impropria, alcune precisazioni dal Tribunale di Bologna: la prova della distrazione, l’amministratore di fatto e il principio di assorbimento nel concorso di reati (Trib. di Bologna, sent. 2016 n. 4872)

La sentenza in commento affronta diverse questioni interpretative e applicative dell’art. 223 l. fall., con particolare riferimento alla prova della condotta distrattiva (art. 216, comma 1, l. fall.) e alla tematica del concorso di reati nel coordinamento del comma 1 con il comma 2 del medesimo articolo della legge fallimentare. Con riferimento alla prima questione, il Tribunale felsineo precisa che “ ove sia provato che l’imprenditore fallito abbia avuto la disponibilità di determinati beni e non abbia fornito giustificazione della loro destinazione per le effettive necessità dell’impresa, i beni stessi debbono essere considerati oggetto di una dolosa distrazione. Tale assunto non rappresenta l’applicazione di una inammissibile inversione dell’onere della prova poiché la normativa fallimentare impone al predetto di fornire ogni utile notizia sulla esistenza di cespiti o di ulteriori ricchezze (art. 87, comma 3, l. fall.) ascrivendo, quindi, allo stesso la dimostrazione del concreto impiego dei beni e del loro ricavato ”. Con riferimento al problema del concorso formale fra comma 1 e comma 2, n. 2 dell’art. 223 l. fall., il Tribunale ha precisato che “ non è configurabile il concorso formale fra il reato di bancarotta fraudolenta e quello di bancarotta impropria da operazioni dolose ove l’azione diretta a causare il fallimento sia la stessa sussunta nel modello descrittivo della bancarotta fraudolenta; al che consegue l’assorbimento del secondo reato nel primo ”.

Rappresentanti legali di una s.r.l. assolti dai reati di bancarotta fraudolenta documentale e di causazione del fallimento per effetto di operazioni dolose perché i fatti non sussistono (Trib. Bologna, sent. n. 2892/15)

Con la sentenza in commento il Tribunale di Bologna assolve i due imputati, succedutisi nella carica di Presidente del C.d.A. di una s.r.l. dichiarata fallita nel 2010, dai reati di bancarotta fraudolenta documentale (art. 216 co. 1 n. 2 L. Fall.) e di causazione del fallimento per effetto di operazioni dolose (art. 223 comma 2 n. 2 L. Fall.) perché i fatti non sussistono.

L’elemento psicologico della bancarotta fraudolenta (patrimoniale) postfallimentare (Tribunale di Bologna, Sez. I Collegiale, 21 gennaio 2016)

La sentenza che si segnala ha ad oggetto un caso di plurime ed evidenti distrazioni commesse dall’amministratore, talune durante lo stato di insolvenza della società, altre a fallimento dichiarato, ed in gran parte dirette a proseguire l’attività per mezzo di una nuova società amministrata dal padre. Attesa l’incontrovertibilità dei fatti che emerge dalla motivazione, le questioni di maggior interesse affrontate dal Tribunale di Bologna riguardano, da un lato, una messa a fuoco del dolo sufficiente per l’integrazione del reato di bancarotta fraudolenta postfallimentare, dall’altro, le difficoltà probatorie di una distrazione avvenuta nelle forme di un asserito compenso all’amministratore del quale, però, non risultano tracce contabili certe.

Ardua la prova dell'errore determinato dall'altrui inganno nei reati di bancarotta societaria(Trib. di Bologna, sent. 2015 n. 1038)

All’amministratore di una società a responsabilità limitata, dichiarata fallita, venivano ascritti (i) alcuni episodi distrattivi di beni ( rectius : del controvalore in denaro di questi) e di denaro della società fallita, operato mediante prelievi bancari (ii) una falsità nelle comunicazioni sociali che avrebbe concorso a causare il fallimento della società, avendo rappresentato un seppur minimo utile di esercizio in luogo di una perdita consistente (iii) la cattiva tenuta delle scritture contabili, in modo tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e il movimento degli affari nonché, da ultimo (iv) l’aggravamento del dissesto non avendo richiesto il fallimento della società medesima.