Diritto penale societario e fallimentare

La bancarotta per dissipazione nella ‘vicenda Alitalia’ (Trib. Roma, sezione VI, 28 settembre 2015 - dep. 10 ottobre 2015 -, n. 14243).

Con la pronuncia in oggetto il tribunale romano ha affermato la penale responsabilità di taluni soggetti intranei al gruppo Alitalia, ritenendo sussistente il reato di bancarotta fraudolenta per dissipazione ogniqualvolta sia riscontrabile una condotta contraria alle finalità aziendali ovvero una dispersione di risorse aziendali – che altrimenti sarebbero rimaste nell’alveo del patrimonio del debitore a garanzia delle ragioni creditorie – immotivata ed incoerente dal punto di vista economico-aziendale, tanto da porsi al di fuori di obiettivi e principi economici aziendali perseguibili, senza che sia tuttavia necessario che la stessa si riveli causativa di un danno né, tantomeno, del dissesto. L’intera decisione poggia sulla considerazione di fondo secondo la quale la gestione d’impresa è attività che trascende il mero interesse imprenditoriale del singolo laddove si sia in presenza di un’attività economica di dimensioni e rilevanza tali da travalicare i confini dell’attività commerciale specifica, per coinvolgere interessi economici esterni ai soggetti direttamente interessati e determinare dirette ripercussioni sull’economia statale e sulla collettività. Tanto da affermare che maggiore è l’interesse pubblico connesso alle vicende societarie, maggiore prudenza sarà richiesta all’imprenditore nel formulare le scelte decisionali di gestione dell’azienda stessa, perché maggiori saranno gli effetti sociali ed economici connessi indirettamente alle sue scelte, tanto da poter parlare – in ipotesi di condotte criminose – di reati contro l’economia pubblica.

Colpa grave nella omessa o tardiva richiesta di fallimento (Tribunale di Bologna, Sez. G.I.P., Sent. 25 novembre 2015, n. 2228)

Nel procedimento in esame, il Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Bologna ha emesso sentenza di non luogo a procedere per il delitto di bancarotta impropria semplice aggravata (artt. 217, comma 1, n. 4, 219 e 224, comma 1, n.1, L. Fall.) nei confronti dei componenti del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale di due società, imputati di averne cagionato il dissesto, astenendosi dal richiedere il fallimento (capi D ed E d’imputazione). Nei confronti degli amministratori erano state altresì elevate contestazioni di bancarotta fraudolenta da reato societario (capi A, B e C), per le quali tuttavia si era proceduto separatamente.

Le Sez. Un. riaffermano la punibilità del falso valutativo nel delitto di false comunicazioni sociali (Cass., Sez. Un., 31 marzo 2016)

Con la pronuncia in oggetto le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che “sussiste il delitto di false comunicazioni sociali, con riguardo alla esposizione o alla omissione di fatti oggetto di “valutazione”, se, in presenza di criteri di valutazione normativamente fissati o di criteri tecnici generalmente accettati, l’agente da tali criteri si discosti consapevolmente e senza darne adeguata informazione giustificativa, in modo concretamente idoneo ad indurre in errore i destinatari delle comunicazioni”.