Diritto penale societario e fallimentare

Colpa grave nella omessa o tardiva richiesta di fallimento (Tribunale di Bologna, Sez. G.I.P., Sent. 25 novembre 2015, n. 2228)

Nel procedimento in esame, il Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Bologna ha emesso sentenza di non luogo a procedere per il delitto di bancarotta impropria semplice aggravata (artt. 217, comma 1, n. 4, 219 e 224, comma 1, n.1, L. Fall.) nei confronti dei componenti del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale di due società, imputati di averne cagionato il dissesto, astenendosi dal richiedere il fallimento (capi D ed E d’imputazione). Nei confronti degli amministratori erano state altresì elevate contestazioni di bancarotta fraudolenta da reato societario (capi A, B e C), per le quali tuttavia si era proceduto separatamente.

Le Sez. Un. riaffermano la punibilità del falso valutativo nel delitto di false comunicazioni sociali (Cass., Sez. Un., 31 marzo 2016)

Con la pronuncia in oggetto le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che “sussiste il delitto di false comunicazioni sociali, con riguardo alla esposizione o alla omissione di fatti oggetto di “valutazione”, se, in presenza di criteri di valutazione normativamente fissati o di criteri tecnici generalmente accettati, l’agente da tali criteri si discosti consapevolmente e senza darne adeguata informazione giustificativa, in modo concretamente idoneo ad indurre in errore i destinatari delle comunicazioni”.