Diritto penale tributario

La responsabilità penale del commercialista per i reati commessi dal cliente: alcune considerazioni intorno ad una sentenza di assoluzione (G.U.P. Firenze, sent. n. 162/2020)

G.U.P. del Tribunale di Firenze, sent. n. 162/2020 R.G. Sent. (ud. 21.02.2020 – dep. 12.05.2020) *** *** *** Oggetto del provvedimento A seguito di un esposto anonimo, prendeva avvio una complessa ed articolata attività di indagine che vedeva coinvolti – per vicende prive di qualsiasi collegamento tra loro – due gruppi ben distinti di persone. Da una parte, tre dirigenti del Provveditorato delle Opere Pubbliche, vari imprenditori del settore edile, nonché un ingegnere titolare di una Società di progettazione, a vario titolo imputati di peculato (art. 314 C.p.), corruzione c.d. propria...

L’accertamento induttivo dell’imponibile e la responsabilità dell’amministratore di fatto in relazione al reato di omessa dichiarazione (Tribunale di Cassino, n. 270/2020)

Tribunale di Cassino, n. 270/2020 *** *** *** Oggetto del provvedimento La pronuncia in commento, emessa dal Tribunale di Cassino, ha ad oggetto il reato di omessa dichiarazione ex art. 5, d.lgs. 74/2000. In particolare, il caso riguarda la mancata presentazione delle dichiarazioni annuali relative alle imposte sui redditi e sul valore aggiunto da parte di una società a responsabilità limitata per gli anni d’imposta 2009 e 2010. Dopo aver accertato il superamento della soglia di rilevanza penale, la sentenza si sofferma, in particolare, sulla riferibilità soggettiva delle condotte contestate...

Abuso della libertà di stabilimento delle società (c.d. “esterovestizione societaria”) e responsabilità penale per infedele e omessa dichiarazione ex artt. 4 e 5 d. lgs. 74/2000 — Nota a C. App. Lecce, 11 gennaio 2019).

Il Presidente del Consiglio di Amministrazione e due amministratori (di fatto) di una società venivano tratti a giudizio perché accusati dei reati previsti e puniti dagli artt. 4 e 5 d.lgs. 74/2000. Più precisamente, veniva loro contestato, nelle rispettive qualità: a) di aver infedelmente dichiarato poste attive per un ammontare inferiore a quello effettivo, al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto per gli anni fiscali dal 2007 al 2010; b) di aver omesso di presentare la dichiarazione relativa all’anno fiscale 2009 al fine di evadere l’imposta sui redditi. Tali violazioni sarebbero state attuate mediante la costituzione e la fittizia localizzazione della residenza fiscale della società all’estero, in Portogallo, all’unico scopo di sottrarsi al più gravoso trattamento fiscale italiano. Il Tribunale di Brindisi, sul presupposto che « la costituzione [della società] fosse meramente formale a fronte di una sede di “direzione effettiva” in Italia (in Brindisi) », ha qualificato tale operazione come “esterovestizione societaria”, ossia abuso del diritto di libertà di stabilimento perché esercitato all’unico fine di conseguire indebiti vantaggi fiscali. In conseguenza di ciò, il giudice ha riconosciuto la sostanziale applicabilità della legge nazionale, affermando così la penale responsabilità degli imputati per i reati di cui agli artt. 4 e 5 d.lgs. 74/2000. Differentemente dal primo giudice, l’adita Corte di Appello di Lecce esclude, nel caso in esame, la configurabilità di un’ipotesi di “esterovestizione”. Pertanto, con la sentenza in commento, gli imputati sono assolti dai reati loro ascritti perché il fatto non sussiste.

La Cassazione si pronuncia sull'estensibilità di diritto del sequestro preventivo di una partecipazione sociale totalitaria finalizzato alla confisca tributaria anche all'intero compendio aziendale (Cassazione Penale, Sez. III, 18 settembre 2018, n. 516)

Cass. Pen., Sez. III, 18.09.2018, n. 51603. *** *** *** Oggetto del provvedimento. Con la sentenza in commento, la Suprema Corte di Cassazione si pronuncia per la prima volta sul tema di indubbio interesse concernente l'applicabilità della normativa di cui al d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 anche al sequestro preventivo funzionale alla confisca ex art. 12 bis d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, in forza del rinvio operato dall'art. 104 bis disp. att. cod. proc. pen. al codice antimafia. Più nel dettaglio, il punctum dolens al centro della pronuncia in esame concerne il quesito relativo al se il...

Respinta una (nuova) questione di legittimità costituzionale sulla preclusione di cui all’art. 13 bis co. II° D. Lgs. n. 74/2000 (GUP Siena, sentenza n. 16/18, 25.06.2018)

La sentenza in segnalazione, conclusiva di un complesso procedimento relativo al fallimento di una società professionistica di Basket, M.S., affronta numerose questioni di interesse in materia di bancarotta, false comunicazioni sociali e, soprattutto, reati tributari. Tuttavia, la questione che pare più meritevole di approfondimento – su un terreno di confine tra “processuale” e “sostanziale” – è relativa alla applicabilità del rito di cui all’art. 444 c.p.p. a fronte della preclusione prevista dall’art. 13 bis comma 2 d.lgs. 74/2000, nei casi in cui, prima dell’apertura del dibattimento, i debiti tributari (compresi sanzioni amministrative ed interessi) non siano stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti ai sensi del comma 1 del medesimo articolo. Il tema è stato approfonditamente esaminato dal GUP a seguito di una articolata eccezione di legittimità costituzionale delle norme richiamate da parte dei difensori di alcuni imputati.

Insussistenza del reato di cui all’art. 10 bis D. Lgs. n. 74/2000 per fatti pregressi all’entrata in vigore del D. Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, se difetta la prova dell’avvenuta certificazione delle ritenute (Corte di Appello Ancona, sent. 20 feb 2017)

La Corte di appello di Ancona, in riforma della sentenza del giudizio di primo grado, accogliendo uno dei motivi di gravame dedotti in sede di impugnazione dai difensori dell’imputato, ha assolto l’appellante dal delitto ascrittogli (art. 10 bis D. Lgs. n. 74/2000) con la formula “perché il fatto non sussiste”, dal momento che al tempo di commissione del reato contestato, il perimetro della tipicità della fattispecie legale in oggetto era limitato all’omesso versamento delle ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti , non ricomprendendo la diversa e ulteriore ipotesi di omesso versamento delle ritenute sulla – sola – base della dichiarazione dei redditi (c.d. Mod. 770) , contestata nel caso di specie.

La risposta della Corte Costituzionale alla sentenza Taricco (Corte costituzionale, ord. del 26 gennaio 2017 (ud. 23 novembre 2016), n. 24.

Questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 della legge 2 agosto 2008, n. 130 ( Ratifica ed esecuzione del Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatto a Lisbona il 13 dicembre 2007 ), promossa dalla Corte d’appello di Milano e dalla Corte di Cassazione, in relazione all’obbligo discendente dall’art. 325 TFUE, così come interpretato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, di disapplicare la disciplina sulla durata massima della prescrizione pur in presenza di atti interruttivi, nel caso che tale disciplina comporti: i) la sistematica impunità, in un numero considerevole di casi, di frodi gravi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea; oppure ii) termini di prescrizione più lunghi di quelli previsti per i casi di frode che ledono gli interessi finanziari dello Stato membro.

Sull’incidenza delle presunzioni tributarie in sede di accertamento cautelare. (Trib. di Macerata – Ordinanza del 21 maggio 2015).

Il fulcro concettuale attorno al quale orbita il provvedimento giurisdizionale esaminato è quello dell’efficacia probatoria rivestita dalla presunzioni fiscali all’interno del processo penale, con particolare riferimento alla loro rilevanza nel filone cautelare del medesimo.

Esterovestizione societaria e delitto di omessa dichiarazione ex art. 5, d.lgs. 74/2000: il Gip di Macerata dà puntuale applicazione ai principi fissati dalla sentenza Dolce&Gabbana

Il provvedimento in esame assume particolare interesse in quanto la richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico Ministero, valorizzando una pluralità di elementi fattuali che depongono nel senso dell’insussistenza del delitto contestato alla società, poggia su di un sostrato argomentativo che richiama sinteticamente i principi di diritto fissati dagli Ermellini nella sentenza che ha chiuso la vicenda Dolce&Gabbana .