Diritto penale tributario

La Cassazione si pronuncia sull'estensibilità di diritto del sequestro preventivo di una partecipazione sociale totalitaria finalizzato alla confisca tributaria anche all'intero compendio aziendale (Cassazione Penale, Sez. III, 18 settembre 2018, n. 516)

Cass. Pen., Sez. III, 18.09.2018, n. 51603. *** *** *** Oggetto del provvedimento. Con la sentenza in commento, la Suprema Corte di Cassazione si pronuncia per la prima volta sul tema di indubbio interesse concernente l'applicabilità della normativa di cui al d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 anche al sequestro preventivo funzionale alla confisca ex art. 12 bis d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, in forza del rinvio operato dall'art. 104 bis disp. att. cod. proc. pen. al codice antimafia. Più nel dettaglio, il punctum dolens al centro della pronuncia in esame concerne il quesito relativo al se il...

Respinta una (nuova) questione di legittimità costituzionale sulla preclusione di cui all’art. 13 bis co. II° D. Lgs. n. 74/2000 (GUP Siena, sentenza n. 16/18, 25.06.2018)

La sentenza in segnalazione, conclusiva di un complesso procedimento relativo al fallimento di una società professionistica di Basket, M.S., affronta numerose questioni di interesse in materia di bancarotta, false comunicazioni sociali e, soprattutto, reati tributari. Tuttavia, la questione che pare più meritevole di approfondimento – su un terreno di confine tra “processuale” e “sostanziale” – è relativa alla applicabilità del rito di cui all’art. 444 c.p.p. a fronte della preclusione prevista dall’art. 13 bis comma 2 d.lgs. 74/2000, nei casi in cui, prima dell’apertura del dibattimento, i debiti tributari (compresi sanzioni amministrative ed interessi) non siano stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti ai sensi del comma 1 del medesimo articolo. Il tema è stato approfonditamente esaminato dal GUP a seguito di una articolata eccezione di legittimità costituzionale delle norme richiamate da parte dei difensori di alcuni imputati.

Insussistenza del reato di cui all’art. 10 bis D. Lgs. n. 74/2000 per fatti pregressi all’entrata in vigore del D. Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, se difetta la prova dell’avvenuta certificazione delle ritenute (Corte di Appello Ancona, sent. 20 feb 2017)

La Corte di appello di Ancona, in riforma della sentenza del giudizio di primo grado, accogliendo uno dei motivi di gravame dedotti in sede di impugnazione dai difensori dell’imputato, ha assolto l’appellante dal delitto ascrittogli (art. 10 bis D. Lgs. n. 74/2000) con la formula “perché il fatto non sussiste”, dal momento che al tempo di commissione del reato contestato, il perimetro della tipicità della fattispecie legale in oggetto era limitato all’omesso versamento delle ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti , non ricomprendendo la diversa e ulteriore ipotesi di omesso versamento delle ritenute sulla – sola – base della dichiarazione dei redditi (c.d. Mod. 770) , contestata nel caso di specie.

La risposta della Corte Costituzionale alla sentenza Taricco (Corte costituzionale, ord. del 26 gennaio 2017 (ud. 23 novembre 2016), n. 24.

Questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 della legge 2 agosto 2008, n. 130 ( Ratifica ed esecuzione del Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea e alcuni atti connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatto a Lisbona il 13 dicembre 2007 ), promossa dalla Corte d’appello di Milano e dalla Corte di Cassazione, in relazione all’obbligo discendente dall’art. 325 TFUE, così come interpretato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, di disapplicare la disciplina sulla durata massima della prescrizione pur in presenza di atti interruttivi, nel caso che tale disciplina comporti: i) la sistematica impunità, in un numero considerevole di casi, di frodi gravi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea; oppure ii) termini di prescrizione più lunghi di quelli previsti per i casi di frode che ledono gli interessi finanziari dello Stato membro.

Sull’incidenza delle presunzioni tributarie in sede di accertamento cautelare. (Trib. di Macerata – Ordinanza del 21 maggio 2015).

Il fulcro concettuale attorno al quale orbita il provvedimento giurisdizionale esaminato è quello dell’efficacia probatoria rivestita dalla presunzioni fiscali all’interno del processo penale, con particolare riferimento alla loro rilevanza nel filone cautelare del medesimo.

Esterovestizione societaria e delitto di omessa dichiarazione ex art. 5, d.lgs. 74/2000: il Gip di Macerata dà puntuale applicazione ai principi fissati dalla sentenza Dolce&Gabbana

Il provvedimento in esame assume particolare interesse in quanto la richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico Ministero, valorizzando una pluralità di elementi fattuali che depongono nel senso dell’insussistenza del delitto contestato alla società, poggia su di un sostrato argomentativo che richiama sinteticamente i principi di diritto fissati dagli Ermellini nella sentenza che ha chiuso la vicenda Dolce&Gabbana .

Sequestro finalizzato alla confisca e reati tributari (Trib. Ri in funzione del riesame, ord. 15 gennaio 2016)

Sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente (art. 322 ter c.p.) in relazione ai reati di cui agli artt. 8 e 2 del D. Lgs. n. 74/2000 nell’ambito di una contestata associazione per delinquere transnazionale, tesa ad un abbattimento fraudolento degli imponibili di cui avrebbero beneficiato tutti i partecipi sia come inesistente credito di imposta che come minor prezzo dei prodotti venduti e/o acquistati.

Reati tributari e ne bis in idem (Trib. RE, ord. 28 ottobre 2015)

Il provvedimento affronta la questione dell’applicabilità del principio del ne bis in idem disciplinato dall’art. 4 Protocollo 7 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, così come interpretato dalla giurisprudenza della Corte Edu, e dall’art. 50 della Carte dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, in relazione al rapporto tra illeciti amministrativi tributari e illeciti penali alla luce.