P.A. e impresa

Spunti di riflessione su una recente pronuncia della Corte d'Appello di Bologna in tema di concorso tra i reati di corruzione e collusione militare nonché condanna per il delitto di bancarotta impropria per distrazione aggravata (CdA Bo, sent. 24 ott 18)

Con la sentenza in commento, la I Sezione Penale della Corte d'Appello di Bologna si pronuncia su una vicenda complessa e di indiscusso interesse avente ad oggetto l'accusa mossa nei confronti di alcuni ufficiali di polizia giudiziaria ed alcuni membri del CdA, altri dipendenti e il commercialista di una società per azioni, per aver asseritamente commesso, in concorso tra loro, i delitti di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, rivelazione di segreti d'ufficio e falso ideologico in atto pubblico, nonché, per i soli secondi, bancarotta fraudolenta per distrazione, aggravata dall'aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità alla società poi dichiarata fallita.

Traffico di influenze illecite e attività discrezionale della pubblica amministrazione (Corte App. Milano, Sezione II, sentenza 7 settembre 2017, n. 4453)

Il caso giudiziario in esame trae origine dalle vicende connesse allo stanziamento dei fondi pubblici necessari per la realizzazione del MOSE, un’infrastruttura destinata a proteggere la città di Venezia – e la laguna su cui affaccia – dal fenomeno dell’alta marea. La Corte d’Appello di Milano, con la sentenza in commento, ha confermato la condanna a due anni e sei mesi di reclusione inflitta in primo grado dal Tribunale del capoluogo lombardo, per il delitto di traffico di influenze illecite di cui all’art. 346- bis c.p. aggravato ai sensi del terzo comma, nei confronti di un soggetto che all’epoca dei fatti possedeva la qualifica di pubblico ufficiale, in quanto parlamentare.

Il requisito della doppia ingiustizia quale elemento costitutivo del delitto di abuso d’ufficio in un caso di sviamento di pazienti da una struttura pubblica verso una privata da parte di un dirigente medico ospedaliero (Cda Bo, sent 25 Ott 2017)

La sentenza in commento affronta il tema della necessaria sussistenza del requisito della c.d. doppia ingiustizia ai fini della configurabilità del delitto di abuso d’ufficio, con specifico riferimento ad un caso di sviamento di pazienti dalla struttura pubblica verso quella privata posto in essere da un dirigente medico ospedaliero, nell’ambito dello svolgimento di attività sanitaria intra moenia .

L’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti conto la Pubblica Amministrazione: il discrimen tra art. 416 C.p. e concorso eventuale di persone nel reato alla prova dei fatti (Trib. Pistoia, 20 gennaio 2017, n. 122)

Con la sentenza qui in commento il Tribunale di Pistoia è chiamato a pronunciarsi sulla natura dei rapporti che legherebbero tra loro esponenti della locale vita politica, economica ed amministrativa, i quali – attraverso il ricorso continuo alla corruzione e secondo una logica di «reciproca e mutua assistenza, finalizzata alla occupazione sistematica del potere» – avrebbero pilotato il risultato di un considerevole numero di gare indette da alcuni Enti pubblici della provincia.

La titolarità dell'interesse protetto nei reati di cui agli artt. 323, 353 c.p. e 216 l.f. e la conseguente (in)ammissibilità a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione (Trib. Ancona, ord. 13 giugno 2017)

L’ordinanza in commento si conforma alla ormai costante giurisprudenza che ritiene inammissibile l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal privato eventualmente danneggiato dal reato, ma non anche persona offesa “ in senso tecnico-giuridico ”. In particolare, con specifico riguardo al delitto di cui all’art. 353 c.p. “ Turbata libertà degli incanti ” e all’art. 323 c.p. “ Abuso d’ufficio ” (finalizzato a procurare un ingiusto vantaggio) la persona offesa dal reato va individuata nella sola Pubblica Amministrazione. Nello stesso senso - in tema di bancarotta fraudolenta - è inammissibile l’opposizione del singolo creditore, poiché non titolare dell’interesse protetto dall’art. 216 L. Fall.

Il contrasto interpretativo su pretese violazioni di legge come causa di esclusione del dolo nei delitti di turbata libertà degli incanti ed abuso d’ufficio (Trib. Bo, Sez. II, Sent. 7.12.2016, n. 5240)

In assenza di altri elementi esterni ovvero di ulteriori circostanze univocamente interpretabili in senso accusatorio, la sussistenza di un contrasto interpretativo su pretese violazioni di legge – argomentato, ragionevole e non pretestuoso – esclude il dolo dei delitti di turbata libertà degli incanti ed abuso d’ufficio (Trib. Bologna, II Sez., 07.12.2016 n. 5240).

La condotta distrattiva rappresenta una species dell’appropriazione, idonea alla configurazione del reato di cui all’art. 314 c.p. (Corte App. Bologna, Sez. III, 17.05.2016, n. 2748).

La Corte d’Appello di Bologna ribadisce che, anche a seguito della riforma del 1990 in ordine all’art. 314 c.p., possa configurarsi l’ipotesi del peculato ‘per distrazione’, laddove l’impiego distrattivo del denaro da parte del pubblico ufficiale, che ne abbia il possesso o la disponibilità in ragione del proprio ufficio, avvenga con mutamento della destinazione del bene per ragioni di tipo privato.

Il pubblico agente messo a libro paga del privato corruttore: corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.) o corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 c.p.)? (Cass. pen., sez. VI, sent. n. 40237/2016)

La sentenza in commento riveste notevole interesse in quanto affronta la questione – non poco dibattuta – dell’inquadramento giuridico della cd. messa a libro paga del pubblico ufficiale, con tale locuzione fotografandosi quelle situazioni connotate dallo stabile asservimento del pubblico agente agli interessi personali di terzi. La Suprema Corte, come si vedrà, si è occupata in particolare di un caso in cui è emerso il compimento sia di atti contrari ai doveri di ufficio che di atti conformi a detti doveri.

Il peculato per distrazione e i limiti dell’attività discrezionale ex art. 314 c.p. (Tribunale di Bologna, Sez. G.I.P., 13 novembre 2015, n. 2191)

Con il provvedimento in esame, il Tribunale di Bologna pronunciava sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto per i delitti di cui agli art. 314 c.p. e 640 nei confronti dell’imputato S.R. per essersi appropriato, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, di somme, per un valore complessivo di euro 151.928,67 messe a disposizione dei gruppi consiliari, costituiti presso l’assemblea legislativa della regione Emilia Romagna, ai sensi degli art. 1 e 6 della Legge Regionale dell’Emilia Romagna n. 32 del 1997, di cui, quale capo del gruppo consiliare e quindi in veste di pubblico ufficiale, aveva la disponibilità. La spendita del danaro veniva genericamente giustificata quale spesa inerente le attività consiliari, politiche, e per la retribuzione di collaborazioni funzionali a tali attività. La Corte, dopo una dettagliata ricostruzione dell’interesse politico che giustifica l’attribuzione di tali somme, riteneva insussistente il fatto in assenza della prova della condotta appropriativa, non ritenendo le spese effettuate dall’imputato finalizzate alla soddisfazione di un interesse privato e quindi non manifestamente irragionevoli o abnormi rispetto allo scopo di natura politica per cui tali somme erano conferite.

Distinzione tra le fattispecie di concussione e di induzione indebita a dare o promettere utilità (CdA Roma, sent. 29 feb 2016)

La sentenza in commento appare di particolare interesse in quanto, riguardando un caso di pagamento di una tangente ad un pubblico ufficiale in seguito alle pressioni abusive esercitate da quest’ultimo, consente di ritornare sul dibattuto tema della distinzione tra le fattispecie di concussione di cui all’art. 317 c.p. e induzione indebita a dare o promettere utilità di cui all’art. 319- quater c.p., anche al fine di verificare le applicazioni giurisprudenziali dei criteri distintivi elaborati dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione a distanza di qualche anno dalla pubblicazione della nota sentenza Maldera