Attività d’impresa e rischi penali ai tempi dell’emergenza scaturita dalla diffusione del coronavirus - di Stefano Bruno

Sommario: Premessa -; 1. Profluvio di misure preventive e cautelari (vaghe e indeterminate) e libertà d’impresa -; 2. Equiparazione della patologia da coronavirus all’infortunio professionale e riflessi sulla responsabilità colposa ai sensi degli artt. 589 e 590 c.p. nei confronti dell’imprenditore (persona fisica e giuridica) -; 3. I delitti di rimozione od omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro -; 4. I delitti di epidemia -; 5. L’illecito amministrativo punitivo di cui all’art. 4, co. 1 D.L. n. 19/2020 -; 6. Conclusioni.

Premessa. Il perimetro del rischio penale collegato alla propagazione del covid-19 negli ambienti produttivi, oggetto della presente concisa disamina, contempla reati di evento circoscritti (lesioni e omicidio), reati da cui insorgono macro eventi di pericolo (epidemie), nonché illeciti di mera condotta (rimozione od omissione di cautele contro gli infortuni o disastri sul lavoro). Da ultimo, viene preso in considerazione l’illecito amministrativo di nuovo conio previsto dall’art. 4, co 1, D.L. n. 19/2020 nel caso di violazione delle c.d. misure di contenimento[1]. Non sono, invece, scandagliate, in quanto saranno trattate in un successivo paper, le fattispecie incriminatrici che puniscono la speculazione su merci (per esempio mascherine e disinfettanti) e la frode in commercio relativa a medicinali e dispositivi di protezione individuale di cui le cronache giudiziarie hanno già dato notizia[2].

1. L’imprevista emergenza epidemiologica determinata dalla diffusione di un nuovo ceppo di coronavirus – dalla marcata e rapida capacità di contagio - che dalla fine del mese di gennaio ha iniziato a colpire in modo sempre più esponenziale il territorio nazionale e numerosi altri Paesi dentro e fuori l’Unione Europea non risparmia evidentemente neppure il mondo delle imprese.

A quelle cui è consentito proseguire la propria attività in virtù della rilevanza e dell’essenzialità dei prodotti e dei servizi garantiti[3] attende un compito arduo e gravoso ovvero salvaguardare la salute e l’incolumità dei dipendenti dall’inedito e insidioso virus senza, tuttavia, tradire il necessario e atteso standard produttivo alla base del perdurante stato di apertura ad esse concesso (rectius richiesto).

Quando la morsa dell’emergenza sarà allentata, la medesima sintesi tra beni di rango primario dovrà essere perseguita, in egual misura, da tutti gli altri imprenditori che svolgono attività non strategiche.

Lo stato del tutto eccezionale che l’Italia e il mondo intero stanno attraversando ha imposto, a difesa della salute pubblica, forti restrizioni e limitazioni ai diritti e alle libertà fondamentali, in precedenza mai sperimentate, che hanno inciso anche sulla libertà d’impresa tutelata dall’art. 41 della Costituzione[4].

Basti pensare alla congerie di misure preventive e cautelari adottate dal Governo[5] ispirate al maggior innalzamento possibile dei livelli di protezione che, tra gli altri, anche il datore di lavoro (l’organizzazione aziendale) deve assicurare a tutela del personale dipendente: dalla raccomandazione ad incentivare ferie e congedi retribuiti, alla promozione del lavoro agile, per concludere con i protocolli di sicurezza anti-contagio e l’adozione di specifici strumenti di protezione individuale secondo quanto indicato dal Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del covid 19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo[6].

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