Il codice della crisi di impresa e dell’insolvenza. Un primo esame in attesa dell’entrata in vigore - di Giovanni Luca Perdonò

Lo schema di decreto delegato trasmesso, in data 14 novembre 2018, dal Governo al Parlamento per il parere delle Commissioni competenti e recante il Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza, in attuazione della legge 19 ottobre 2017 n. 155 (Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi d'impresa e dell'insolvenza), contiene la riforma organica delle procedure concorsuali ed è destinato a sostituire definitivamente il regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, oggetto di diversi rimaneggiamenti a partire dagli anni Duemila, che tuttavia, per la loro "natura episodica ed emergenziale", non erano riusciti a ridare smalto ad un impianto normativo ormai superato rispetto all'attuale contesto storico e socio-economico ed alle esigenze di riforma unitaria e complessiva della disciplina della fenomeno dell'insolvenza e della crisi di impresa, ma anzi avevano creato non pochi problemi in sede applicativa e contrasti giurisprudenziali.

Pur profondamente inciso nella parte civilistica, a partire dai numerosi interventi riformatori susseguitisi nei primi anni 2000, il r.d. n. 267/1942 era rimasto pressocché immutato nell'impianto penalistico, se non per interventi novellistici minori e che, nonostante la loro portata settoriale, non pochi problemi di coordinamento avevano sollevato con l'assetto originario delle fattispecie penali.

Si pensi, in particolare ed in ordine di tempo: a) alla riforma della bancarotta impropria societaria di cui all'art. 223, comma 2, n. 1, intervenuta per effetto e contestualmente alla riforma dei reati societari di cui al decreto legislativo 11 aprile 2002, n. 61; b) alla riforma del ricorso abusivo al credito di cui all'art. 218, come modificato dalla legge 28 dicembre 2005, n. 262; c) all'introduzione di quella particolare ipotesi denominata - in modo innovativo per il linguaggio del legislatore penale - "Esenzioni dai reati di bancarotta" di cui all'art. 217-bis, introdotta dalla legge 31 luglio 2010, n. 122, in sede di conversione del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, successivamente modificata dalla lett. l-bis) del comma 1 dell'art. 33 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, nel testo integrato dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 134, nonché dall'art. 18 decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con legge 17 dicembre 2012, n. 221 e dall'art. 2, comma 7, decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20; d) all’introduzione, infine, per effetto della l. fall. di cui alla l. n. 134/2012, del d.l. 27 giugno 2015, n. 83, dell'art. 236-bis e della relativa fattispecie incriminatrice di falso in attestazioni e relazioni in caso di piano attestato, concordato preventivo, accordo di ristrutturazione dei debiti, accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria.

Tutte le citate riforme, a parte quella del 2002, figlia di una malintesa concezione ideologica neoliberista secondo cui il presidio penalistico a tutela della legalità nell'economia costituirebbe un ostacolo al libero dispegarsi dell'iniziativa economica, scaturiscono dalle diverse crisi finanziarie susseguitesi a partire dalla seconda metà degli anni Duemila e rinvengono un comune filo conduttore nella necessità di evitare il fallimento quale soluzione liquidatoria dell'impresa in crisi, al fine di favorirne il risanamento, preservarne il valore aziendale e, in definitiva, salvaguardare i livelli occupazionali messi a rischio dalla chiusure e delocalizzazioni degli stabilimenti produttivi.

Lo schema di decreto legislativo che in questa sede sarà oggetto di una prima e sintetica disamina, limitata alle novità in materia penale, si inserisce in un contesto normativo che, a livello eurounitario, è caratterizzato dalla pubblicazione, nel 2014, di una Raccomandazione della Commissione (n. 2014/135) per realizzare una disciplina uniforme dellinsolvenza in tutti gli Stati partecipanti, dall'introduzione, nel 2015, del nuovo Regolamento n. 848 da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, che ha sostituito il precedente del 2000, dal regolamento delegato UE 2016/451 della Commissione, che stabilisce i principi e i criteri generali per la strategia d’investimento e le regole di gestione del Fondo di risoluzione unico, e, da ultimo, dalla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 novembre 2016; quest’ultima, in particolare, è destinata ad armonizzare la disciplina delle procedure d’insolvenza negli Stati partecipanti favorendo l’intervento anticipato prima che l’impresa versi in gravi difficoltà e della ristrutturazione precoce per preservare le parti di attività economicamente sostenibili, in contrapposizione alla liquidazione dell’attivo, da privilegiarsi, invece, se l’impresa non può essere salvata in altro modo.

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