Compliance Aziendale e gestione del rischio reato da CoViD-19. Le fattispecie di cui agli artt. 589 e 590 c.p., l'imputabilità dell'Ente ai sensi del d.lgs. n. 231/01 ed il ruolo dell'Organismo di Vigilanza - di Andrea Gaddari e Francesco Gaspardini

La nota ha ad oggetto una breve disamina delle responsabilità del datore di lavoro e dell'Ente ex D.Lgs. n. 231/01 per i reati di lesioni aggravate e omicidio colposi causati dall'esposizione al rischio di contagio da Covid-19 sul luogo di lavoro, ed il ruolo dell'Organismo di Vigilanza nella gestione di tale rischio.

 

Sommario: Premessa -; 1. Gli obblighi del datore di lavoro alla luce del “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” -; 2. La responsabilità dell’Ente ai sensi del d.lgs. n. 231/01 per le ipotesi di morte o lesioni del dipendente per il contagio da Covid-19 -; 3. Il ruolo dell’Organismo di Vigilanza rispetto al rischio sanitario da esposizione a Covid-19 -; 4. Alcuni casi pratici.

 

Premessa. L’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione pandemica del Covid-19 investe - tra l’altro - profili di responsabilità penale del datore di lavoro in relazione alle fattispecie delittuose di cui all’art. 589 c.p. (omicidio colposo) e 590 c.p. (lesioni colpose), quando le condotte che hanno prodotto l’evento mortale o lesivo siano aggravate dalla inosservanza delle norme sulla sicurezza sul luogo di lavoro.

Che l’affezione da COVID-19 possa essere ritenuta a tutti gli effetti un infortunio sul lavoro deve ritenersi dato pacifico. Lo esplicita chiaramente la Circolare INAIL n. 13 del 3 aprile 2020 che, nell’interpretare l’art. 42 del d.l. 17 marzo 2020 n. 18, afferma che “secondo l’indirizzo vigente in materia di trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie(consolidatosi con le Linee-guida per la trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie di cui alla Circolare Inail 23 novembre 1995, n. 74 n.d.r.) l’Inail tutela tali affezioni morbose, inquadrandole, per l’aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro: in questi casi, infatti, la causa virulenta è equiparata a quella violenta”.

Precisa l’Istituto che, secondo la disposizione legislativa, la tutela assicurativa opera anche nei casi di infezione da nuovo coronavirus contratta in occasione di lavoro. Il che costituisce ulteriore aspetto interessante, soprattutto in tempi in cui la prestazione lavorativa viene svolta nei modi più disparati, in sede e fuori sede. La giurisprudenza di legittimità ha chiarito cosa debba intendersi per “occasione di lavoro”, ritenendo che “Essa comprende tutte le condizioni temporali, topografiche e ambientali in cui l’attività produttiva si svolge e nelle quali è imminente il rischio di danno per il lavoratore, sia che tale danno provenga dallo stesso apparato produttivo e sia che dipenda da situazioni proprie e ineludibili del lavoratore[i] (Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., (ud. 24/02/2016) – dep. 13/05/2016, n. 9913).

 


[i] Cass. civ., Sez. lavoro, Sent., (ud. 24-02-2016) 13-05-2016, n. 9913.

La versione completa del paper è riservata ai soci DPEI. Per poterla visualizzare, inserisci le credenziali o diventa socio DPEI