Le disposizioni penali del decreto fiscale: problematiche applicative - di Marcello Tebaldi

Le recenti innovazioni normative hanno mutato il panorama della disciplina penale tributaria. Il nostro legislatore con il d.l. 124 del 2019 (c.d. decreto fiscale) e la relativa legge di conversione (l. 157 del 2019) ha introdotto alcune significative novità, modificando il d. lgs. 74/2000[1] e stabilendo un primo punto di contatto tra i reati tributari e la disciplina in materia di responsabilità da reato degli enti collettivi.

Questo intervento normativo, infatti, oltre a inasprire il trattamento sanzionatorio di numerose fattispecie di reato contenute nel d.lgs. 74/2000, ha introdotto nella materia penale tributaria la confisca allargata ex art. 240 bis c.p. e ha ampliato il catalogo dei reati presupposto del d.lgs. 231/2001, inserendovi alcuni delitti fiscali.

Le ragioni che hanno spinto il nostro legislatore ad innovare questo ambito di materia sono essenzialmente due: da un lato la necessità di rendere più efficace la lotta all’evasione, dall’altro il bisogno di adeguarsi gli obblighi derivanti dalla normativa europea.

Il d.l. 124 del 2019 è stato sottoposto ad una pesante limitazione temporale di efficacia: le disposizioni in esso contenute sono entrate in vigore solo al momento dell’entrata in vigore della legge di conversione, avvenuta a fine dicembre 2019. Solo ora possiamo, quindi interrogarci sugli effetti che tale pacchetto normativo avrà sulla prassi applicativa e sul sistema penale tributario in generale, anche alla luce delle ulteriori innovazioni introdotte dalla legge di conversione.

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