La sentenza "Taricco II" della Corte di Giustizia, tra concessioni e imposizioni

Con la sentenza resa il 5 dicembre 2017 (causa C-42/17)[1] dalla Grande Sezione, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), in quanto investita dal rinvio pregiudiziale effettuato dalla nostra Corte costituzionale[2], si è pronunciata una seconda volta sull’ormai notissima “vicenda Taricco”[3].

Tale vicenda, che pure è al centro di un dibattito dottrinale senza precedenti, si compone di diverse decisioni provenienti da organi giudiziari del tutto eterogenei, e necessita pertanto di un breve résumée.

Essa trae origine da un procedimento relativo ad una cd. “frode carosello” – l’accusa era, più in particolare, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di vari delitti in materia di IVA, inquadrati nelle fattispecie di cui agli artt. 2 e 8 del d.lgs. n. 74/2000 – presso il Tribunale di Cuneo, durante il quale il g.u.p., vedendo approssimarsi la scadenza del termine di prescrizione che avrebbe frustrato anni di indagini, tentava appunto la strada del rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, nella speranza di ottenere uno strumento per aggirare tale ostacolo[4].

La questione, opportunamente reindirizzata dall’Avvocato Generale Kokott[5], verteva sulla compatibilità tra il tetto massimo alla durata della prescrizione in presenza di atti interruttivi, previsto dagli artt. 160 e 161 cp. in un massimo di un quarto in più rispetto al termine ordinario, ed il diritto dell’Unione, nella misura in cui tale disciplina impediva de facto di concludere i processi per le frodi IVA, con pregiudizio di un’effettiva tutela degli interessi finanziari dell’Unione Europea, così come imposto dall’art. 325 TFUE[6].

 


[1] CGUE, sent. 5 dicembre 2017, causa C-42/17 M.A.S. e M.B.

[2] C. Cost., ord. 26 gennaio 2017, n. 24. Tra i primi commenti all’ordinanza cfr. C. Amalfitano, La vicenda Taricco nuovamente al vaglio della Corte di giustizia: qualche breve riflessione a caldo, in Eurojus.it, 29 gennaio 2017; M. L. Ferrante, L'ordinanza della Corte costituzionale sull'affaire Taricco: una decisione "diplomatica" ma ferma, in Dirittifondamentali.it, 2017, fasc. 1; C. Cupelli, La Corte costituzionale ancora non decide sul caso Taricco, e rinvia la questione alla Corte di giustizia, in www.penalecontemporaneo.it, 30 gennaio 2017; V. Manes, La Corte muove e, in tre mosse, dà scacco a “Taricco”, ivi, 13 febbraio 2017; M. Caianiello, Processo penale e prescrizione nel quadro della giurisprudenza europea. Dialogo tra sistemi o conflitto identitario?, ivi, 24 febbraio 2017.

[3] Il novero degli Autori e dei contributi intervenuti sulla vicenda è senza precedenti; cfr., ex multis, F. Viganò, Disapplicare le norme vigenti sulla prescrizione nelle frodi in materia di IVA? Primato del diritto UE e nullum crimen sine lege in una importante sentenza della Corte di giustizia, in www.penalecontemporaneo.it, 14 settembre 2015; , Id., Il caso Taricco davanti alla Corte costituzionale: qualche riflessione sul merito delle questioni, e sulla reale posta in gioco, ivi, 9 maggio 2016, p. 29 s; E. Lupo, La primauté del diritto dell’UE e l’ordinamento penale nazionale, in ivi, 29 febbraio 2016; A. Venegoni, Ancora sul caso Taricco: la prescrizione tra il diritto a tutela delle finanze dell’unione ed il diritto penale nazionale, in ivi, 30 marzo 2016; C. Sotis, Il limite come controlimite. Riflessioni sulla vicenda Taricco, ivi, 14 ottobre 2016; S. Manacorda, Per la Corte di giustizia le frodi gravi in materia di IVA si prescrivono troppo in fretta: note minime a prima lettura della sentenza “Taricco”, in Archivio penale, 2015, n. 3; A. Camon, La torsione d’un sistema. Riflessioni intorno alla sentenza Taricco, in Arch. n. proc. pen., 2016, pp. 2 ss.; P. Faraguna, P. Perini, L'insostenibile imprescrittibilità del reato. La Corte d'Appello di Milano mette la giurisprudenza ''Taricco'' alla prova dei controlimiti, in Dir. pen. cont. – Riv. trim., 2016, fasc. 1, pp. 204 ss.; ed i contributi contenuti negli atti di tre importanti convegni: C. Paonessa - L. Ziletti (a cura di), Dal giudice garante al giudice disapplicatore delle garanzie, Pisa, 2016; A. Bernardi, (a cura di), I controlimiti. Primato delle norme europee e difesa dei principi nazionali, Napoli, 2017; A. Bernardi, C. Cupelli (a cura di), Il caso Taricco e il dialogo tra le Corti. Atti del convegno svoltosi nell’Università degli Studi di Ferrara il 24 febbraio 2017, Napoli, 2017.

[4] Trib. Cuneo, ord. 17 gennaio 2014, GUP Boetti; il termine ordinario di prescrizione per i promotori dell’associazione per delinquere era stato individuato in sette anni, ed in sei anni per tutti gli altri, mentre il termine massimo, considerando anche l’interruzione, in otto anni e nove mesi per i promotori, ed in sette anni e sei mesi per gli altri. L’ultimo atto interruttivo del termine era stato, invece, il decreto di fissazione dell’udienza preliminare.

[5] L’Avvocato Generale aveva infatti evidenziato l’infondatezza dei parametri suggeriti dal giudice rimettente (diritto della concorrenza dell’Unione, possibilità di esenzione dall’IVA, principio delle finanze pubbliche sane) delineando la questione nei termini poi esaminati dalla Corte. Per una critica all’eccessivo sostanzialismo della CGUE nel ricevere le questioni pregiudiziali, che sfocia in una «presunzione di rilevanza», cfr. C. Amalfitano, Da una impunità di fatto a una imprescrittibilità di fatto della frode in materia di imposta sul valore aggiunto?, in www.sidi-isil.org, 15 settembre 2015.

[6] La riscossione delle imposte IVA fa parte degli “interessi finanziari dell’Unione” almeno a far data dalla sentenza della CGUE del 26 febbraio 2013, causa C-617/10 Åkerberg Fransson, ed è dunque soggetta agli obblighi di tutela adeguata previsti dall’art. 325 TFUE, di cui per comodità si riporta il testo: «1. L’Unione e gli Stati membri combattono contro la frode e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell’Unione stessa mediante misure adottate a norma del presente articolo, che siano dissuasive e tali da permettere una protezione efficace negli Stati membri e nelle istituzioni, organi e organismi dell’Unione. 2. Gli Stati membri adottano, per combattere contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione, le stesse misure che adottano per combattere contro la frode che lede i loro interessi finanziari […]».

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